giovedì 18 ottobre 2012

Attacchi di panico

Cos'è un attacco di panico e come si gestisce.

Iniziamo a dire che il panico è un disturbo che complica l'ansia.
Cos'è l'ansia?
L'ansia è una reazione fisica naturale e sana.
Dal punto di vista evolutivo, l'ansia permetteva agli uomini primitivi di non essere sbranati dalle tigri coi denti a sciabola. L'uomo sentiva il ruggito, l'amigdala (cercate su google cos'è) partiva col messaggio di paura, l'uomo scappava e si salvava la pelle. Quindi:

stimolo->reazione neurologica->reazione fisica e comportamentale

Fisicamente, l'ansia provoca produzione di adrenalina e altri ormoni necessari ad una risposta neurologica e fisica di maggiore velocità ed efficienza, per reagire più velocemente o con maggior forza. L'adrenalina aumenta il battito cardiaco, la tensione muscolare, la temperatura, la sudorazione...vi dicono qualcosa questi sintomi...?

L'ansia quindi è naturale, sana, perfettamente utile al nostro corpo, quindi non può danneggiarlo.


Il panico è generato da un circolo vizioso autoindotto e che quindi può essere disinnescato.
Vediamo come funziona.

Tutto parte dalla sensazione di ansia. Poi iniziano i pensieri.
Sto impazzendo, sto avendo un attacco di cuore, sto per svenire, sto per morire.
Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri.

Panico.

Quindi la causa del panico sono i pensieri errati su cos'è l'ansia.

Perché quello che stai provando è solo ansia. Brutta sensazione? Si.
Ma non sto impazzendo, non sto avendo un attacco di cuore, non sto per svenire, non sto per morire.
Paradossalmente il mio corpo sta diventando più forte, veloce, reattivo, perché si prepara a reagire ad un pericolo.

Quindi la prossima volta che arriva l'ansia, ripetetevi questa frase: sto percependo un pericolo, il mio corpo si sta preparando a reagire, quindi le sensazioni fisiche che sento sono tutte perfettamente sane, naturali, ragionevoli.

Fatemi sapere se funziona!!!


mercoledì 17 ottobre 2012

Giudice interno, ovvero amore e approvazione

Dentro di noi c'è un giudice interno che dice come DEVO essere. A cosa mi serve essere in un certo modo?
Ad ottenere l'amore.
E' l'internalizzazione delle cose che ho appreso dai miei genitori quando ero piccolo e che ho capito erano NECESSARIE per avere il loro amore.

Cose come avere tanti amici, essere simpatico, essere bravo, non sbagliare, non litigare, ecc ecc., sono tutte doverizzazioni che, se trasgredite, mi gettano nello sconforto.

Perché?

Perché sto disobbedendo all'immagine mentale dei miei genitori che ho immagazzinato dentro di me e disobbedendo loro mi abbandoneranno.

Ma questo sillogismo "obbedisco quindi sono amato" oggi è falso. Mica io riceverò più amore perché faccio delle cose, se ricevo amore o no lo scopro nella realtà, dal rapporto che ho con le persone, mica dal rispettare le doverizzazioni. Al massimo riceverò più approvazione, che è proprio un'altra cosa.

Poi l'amore può arrivare o no, ma questo è un altro problema, almeno non mi costringo a comportamenti distorti e faticosissimi. Posso essere me stesso.

lunedì 15 ottobre 2012

I momenti difficili sono una gran figata

Quando stai male è veramente una m**da. Depressione, ansia, ecc ecc.
Lo star male è un urlo disperato del corpo e della psiche che cercano, come possono, di lanciarti un SOS: l'importante è riuscire a ricavare, da questi momenti, l'unica cosa positiva possibile: capire quale è il messaggio che sta arrivando.

Che pensieri ho? Che emozioni provo? Che situazione ha generato il mio malessere? Che comportamenti ne sono risultati?

Ripeto: star male fa schifo. Ma col tempo, ascoltando gli strani messaggi psicosomatici che arrivano, passettino dopo passettino, si capiscono tante piccole cose.

Che senza il dolore non si capiscono.

E' una fantastica occasione per guardarsi dentro.

Il bambino interiore questo *@?!&%

Dentro di noi c'è un bambino. E' l'immagine che abbiamo costruito di noi stessi da piccoli, attraverso il rapporto con i genitori ma, sopratutto, la mamma. E questa auto immagine è ancora li, nascosta dentro di noi e volenti o nolenti determina inconsciamente tanti pensieri, emozioni e quindi comportamenti.

Quando siamo totalmente identificati con il mio bambino interiore è come se avessimo completamente abbandonato le maschere protettive esterne (ego) e sentiamo in maniera totale, immediata, diretta, il dolore e la mancanza dell'affetto primario, quello che si sente di non aver ricevuto da piccolo.

E da questo vengono fuori tutti i 'sintomi' che colpiscono: evitamenti, fobia sociale, ansia, compiacenza, gelosia, perfezionismo, bisogno di approvazione, paura di stare soli o desiderio di stare solo...ovvero tutti i comportamenti che un bambino mette in atto per ottenere l'amore o per dimostrare che non ne ha bisogno.

Penso non abbia senso concentrarsi su questi sintomi. Non sono questi, da curare. 
Non capisco chi dice che per superare la fobia sociale bisogna abituarsi a stare con le persone. Certo è necessario, ma prima si deve capire perché le persone ci fanno paura.


Quando siamo in situazioni ansiogene, sopratutto con altre persone, sentiamo forte la paura del giudizio. La paura viene dal ns bambino interno che ha BISOGNO DELL'APPROVAZIONE degli altri.

E questo causa spesso un comportamento che passa in modo altalenante dal bisogno impellente e devastante di amore, abbracci, coccole, all'estremo opposto, freddo e distanziante e convinto di non aver bisogno di niente. In realtà questa è una vera e propria fuga.

I sintomi dobbiamo si NOTARLI in modo da non porli in essere in modo automatico, ma penso sia necessario ricordarci che, sotto sotto, è questa fame d'amore a dover essere saziata.

Il problema è: da chi può essere saziata? Ovvio che se continuo a cercare negli altri dei sostituti dei genitori (ovvero proietto sugli altri i genitori) continuerò' a star male, xchè la mia felicità dipenderà sempre e solo dagli altri. Dalla loro approvazione, dalla loro presenza, ecc ecc.
E' questo assegnare all'esterno la ns felicità, la fregatura.
Xchè la vera consapevolezza che dobbiamo raggiungere è che SIAMO ADULTI. I genitori NON CI SONO PIU'. NON CI SERVONO PIU'.


Se ne esce capendo che questo bisogno non è relativo all'OGGI, ma alla nostra infanzia. Da piccoli abbiamo immagazzinato questo pensiero: 
SE LA MAMMA NON MI AMA SARO' ABBANDONATO E MORIRO'.

Ne segue un TERRORE ASSOLUTO. Un bambino è totalmente indifeso - e lo sa a livello biologico - e dipende totalmente dai genitori. Quindi o viene amato totalmente e incondizionatamente (sfido a trovare qualcuno così) oppure adotterà delle strategie per ottenere l'amore o per desensibilizzarsi del bisogno così pauroso d'amore.


Il mio bambino interno è spaventato. Allora cosa fa? Proietta sugli altri le figure GENITORIALI. Quindi assegna a TUTTI il compito di accudirlo, proteggerlo, amarlo. E questo crea:
1 - una paura fottuta di deludere gli altri, xchè se li deludo il bambino crede che siano stati i genitori a mollarlo, e non una persona qualsiasi. Quindi un passo è capire che gli altri non sono i miei genitori, e se uno mi manda a ca*are, è stato solo lui, e non mio papa'.
2 - Una fuga dagli altri a causa del punto 1
3 - una dipendenza dagli altri a causa del punto 1

Passo importante è ragionare sul rapporto con ME STESSO, con la parte spaventata, costruendo una personalità più adulta, responsabile, che sappia proteggere il bambino interno; una figura che, possibilmente, abbia i lati positivi (amorevolezza, comprensione, accettazione, stimolo...) di un genitore e non quelli negativi (giudizio, accusa, ricatto, abbandono). In questo modo potremo vedere e vivere gli altri x quello che sono nella REALTA' e non come sostituti dei genitori, e liberarci da paure e dipendenze.


Allora dobbiamo rassicurare il bambino che quell'approvazione che cerca NON GLI SERVE PIU', è al sicuro, non esiste più la paura dell'abbandono.
I rifiuti, i giudizi, riguardano l'adulto, che se li becca...fanno male? si, ma in modo REALE, non in modo INFANTILE.


Io penso che si deve andare su due strade:
1 - realizzare che, da un punto di vista di realtà, i rifiuti degli altri sono molti meno di quelli che ci aspettiamo. Ma questa è solo una soluzione per avere meno paura, non è la cura.
2 - realizzare che non siamo noi adulti a temere i rifiuti, ma la nostra parte infantile. Se noi veniamo rifiutati, se sbagliamo, se siamo soli... NON CI SUCCEDE NIENTE!!!!! MA PROPRIO NIENTE!!! O meglio succedono delle cose reali, che possono essere anche tristi, ma di sicuro non succede quello che teme il bambino interno, ovvero l'abbandono che porta alla morte.


Ma oggi non è così. Siamo adulti, siamo in grado di sopportare giudizi e rifiuti dagli altri xchè NON C'E' IL PERICOLO DI MORIRE ABBANDONATI.

E la figata è che questo ci fa indipendenti e liberi, indipendenti dall'esterno e liberi all'interno. E per andare in questa situazione, il bello è che non dobbiamo 'fare' qualcosa, ma solo 'togliere'. Togliere la falsa, errata, dolorosa sensazione di essere ancora un bambino in pericolo e terrorizzato. Ma questo paradossalmente fa paura, perché dobbiamo abbandonare comportamenti noti e rassicuranti ancorché dannosi e dolorosi. Uscire da una gabbia e iniziare a volare. Dapprima a tentoni ma a poco a poco sempre più' coscienti della bellezza della libertà.