
Quando siamo totalmente identificati con il mio bambino interiore è come se avessimo completamente abbandonato le maschere protettive esterne (ego) e sentiamo in maniera totale, immediata, diretta, il dolore e la mancanza dell'affetto primario, quello che si sente di non aver ricevuto da piccolo.
E da questo vengono fuori tutti i 'sintomi' che colpiscono: evitamenti, fobia sociale, ansia, compiacenza, gelosia, perfezionismo, bisogno di approvazione, paura di stare soli o desiderio di stare solo...ovvero tutti i comportamenti che un bambino mette in atto per ottenere l'amore o per dimostrare che non ne ha bisogno.
Penso non abbia senso concentrarsi su questi sintomi. Non sono questi, da curare.
Non capisco chi dice che per superare la fobia sociale bisogna abituarsi a stare con le persone. Certo è necessario, ma prima si deve capire perché le persone ci fanno paura.
Quando siamo in situazioni ansiogene, sopratutto con altre persone, sentiamo forte la paura del giudizio. La paura viene dal ns bambino interno che ha BISOGNO DELL'APPROVAZIONE degli altri.
E questo causa spesso un comportamento che passa in modo altalenante dal bisogno impellente e devastante di amore, abbracci, coccole, all'estremo opposto, freddo e distanziante e convinto di non aver bisogno di niente. In realtà questa è una vera e propria fuga.
I sintomi dobbiamo si NOTARLI in modo da non porli in essere in modo automatico, ma penso sia necessario ricordarci che, sotto sotto, è questa fame d'amore a dover essere saziata.
Il problema è: da chi può essere saziata? Ovvio che se continuo a cercare negli altri dei sostituti dei genitori (ovvero proietto sugli altri i genitori) continuerò' a star male, xchè la mia felicità dipenderà sempre e solo dagli altri. Dalla loro approvazione, dalla loro presenza, ecc ecc.
E' questo assegnare all'esterno la ns felicità, la fregatura.
Xchè la vera consapevolezza che dobbiamo raggiungere è che SIAMO ADULTI. I genitori NON CI SONO PIU'. NON CI SERVONO PIU'.
Se ne esce capendo che questo bisogno non è relativo all'OGGI, ma alla nostra infanzia. Da piccoli abbiamo immagazzinato questo pensiero:
SE LA MAMMA NON MI AMA SARO' ABBANDONATO E MORIRO'.
Ne segue un TERRORE ASSOLUTO. Un bambino è totalmente indifeso - e lo sa a livello biologico - e dipende totalmente dai genitori. Quindi o viene amato totalmente e incondizionatamente (sfido a trovare qualcuno così) oppure adotterà delle strategie per ottenere l'amore o per desensibilizzarsi del bisogno così pauroso d'amore.
Il mio bambino interno è spaventato. Allora cosa fa? Proietta sugli altri le figure GENITORIALI. Quindi assegna a TUTTI il compito di accudirlo, proteggerlo, amarlo. E questo crea:
1 - una paura fottuta di deludere gli altri, xchè se li deludo il bambino crede che siano stati i genitori a mollarlo, e non una persona qualsiasi. Quindi un passo è capire che gli altri non sono i miei genitori, e se uno mi manda a ca*are, è stato solo lui, e non mio papa'.
2 - Una fuga dagli altri a causa del punto 1
3 - una dipendenza dagli altri a causa del punto 1
Passo importante è ragionare sul rapporto con ME STESSO, con la parte spaventata, costruendo una personalità più adulta, responsabile, che sappia proteggere il bambino interno; una figura che, possibilmente, abbia i lati positivi (amorevolezza, comprensione, accettazione, stimolo...) di un genitore e non quelli negativi (giudizio, accusa, ricatto, abbandono). In questo modo potremo vedere e vivere gli altri x quello che sono nella REALTA' e non come sostituti dei genitori, e liberarci da paure e dipendenze.
Allora dobbiamo rassicurare il bambino che quell'approvazione che cerca NON GLI SERVE PIU', è al sicuro, non esiste più la paura dell'abbandono.
I rifiuti, i giudizi, riguardano l'adulto, che se li becca...fanno male? si, ma in modo REALE, non in modo INFANTILE.
Io penso che si deve andare su due strade:
1 - realizzare che, da un punto di vista di realtà, i rifiuti degli altri sono molti meno di quelli che ci aspettiamo. Ma questa è solo una soluzione per avere meno paura, non è la cura.
2 - realizzare che non siamo noi adulti a temere i rifiuti, ma la nostra parte infantile. Se noi veniamo rifiutati, se sbagliamo, se siamo soli... NON CI SUCCEDE NIENTE!!!!! MA PROPRIO NIENTE!!! O meglio succedono delle cose reali, che possono essere anche tristi, ma di sicuro non succede quello che teme il bambino interno, ovvero l'abbandono che porta alla morte.
Ma oggi non è così. Siamo adulti, siamo in grado di sopportare giudizi e rifiuti dagli altri xchè NON C'E' IL PERICOLO DI MORIRE ABBANDONATI.
E la figata è che questo ci fa indipendenti e liberi, indipendenti dall'esterno e liberi all'interno. E per andare in questa situazione, il bello è che non dobbiamo 'fare' qualcosa, ma solo 'togliere'. Togliere la falsa, errata, dolorosa sensazione di essere ancora un bambino in pericolo e terrorizzato. Ma questo paradossalmente fa paura, perché dobbiamo abbandonare comportamenti noti e rassicuranti ancorché dannosi e dolorosi. Uscire da una gabbia e iniziare a volare. Dapprima a tentoni ma a poco a poco sempre più' coscienti della bellezza della libertà.
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