La libertà è una cosa fantastica, cui nessuno vorrebbe mai rinunciare.
Eppure esistono numerosi esperimenti di psicologia operativa che dimostrano come aumentare (troppo) le possibilità di scelta porti in realtà ad una diminuzione della felicità.
Perché poter scegliere una sola cosa tra una molteplicità di offerte ci rende paradossalmente più tristi?
1) scegliendone una il mio cervello in realtà sente che sta rinunciando a tutte le altre possibilità. Quindi una perdita multipla a fronte di un guadagno singolo.
2) una volta fatta una scelta, sicuramente mi chiederò se sia stata la scelta giusta. Magari l'altra bici non si sarebbe rotta alla prima salita, o quella TV al plasma mi avrebbe dato più soddisfazioni di quella ai LED, o invece di sposare mia moglie avrei fatto meglio a. (punto, finita la frase).
3) se le opzioni sono troppe, il nostro cervello semplicemente non ce la fa, entra in stress e si scalda come un microonde. Il nostro cervello è primitivo, fatto per scegliere tra cacciare o dormire, mica per valutare se 1 milione di megapixel sono confrontabili ad una frequenza di 100Mhz.
4) per scegliere ci vuole tempo
Se invece non ho più opzioni e prendo l'unica cosa che posso prendere:
1) non sto rinunciando a niente altro.
2) non posso avere rimpianti, dato che non ci sono alternative.
3) non faccio fatica a scegliere.
4) non perdo tempo
Ovviamente questo confronto (da tantissima scelta a zero scelta) è una forzatura, come al solito l'ottimo sta nel mezzo, ovvero nell'avere una gamma di scelta ragionevole, nel cercare di fare una scelta 'soddisfacente' anziché obbligarsi a cercale la scelta 'ottima', che forse non esiste neanche e che quasi sicuramente ci farà venire mal di testa.
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mercoledì 24 ottobre 2012
giovedì 18 ottobre 2012
Amore vs approvazione
I genitori dovrebbero dare un amore totalmente
incondizionato ai figli.
Peccato che questo non sia possibile, fosse anche solo per
il fatto che i figli “a volte” vanno educati e che quindi ci siano degli
scontri in cui il figlio che vuole mangiare due kg di zucchero filato e sei
frittelle, davanti alla disciplina genitoriale urla “non mi vuoi bene”… si
rompe l’illusione dell’amore incondizionato e il bimbo corre un rischio, quello
di pensare “se non obbedisco alla mamma, la mamma non mi vuole bene”, ovvero un
sillogismo caratterizzato da una sproporzione mostruosa tra causa ed effetto;
sproporzione che, se non chiarita subito e completamente, può creare danni nel
piccolo sia a breve che a lungo termine.
Il bambino avrà infatti appreso che l’amore di papà e mamma dipende dal suo comportamento, da quanto è bravo, da
quanto valore ha.
Chiariamo, questo ‘malinteso’ non è detto che nasca per ‘colpa’
dei genitori…oddio…a pensarci bene mica si può dire che è colpa di un bimbino
piccino…sì, siamo sinceri: è colpa dei genitori. Cosa puoi fare, genitore? Sintetizziamo:
non dire mai “sei un cattivo bambino”, ma “ti sei comportato male, ma la mamma
ti vuole bene lo stesso”.
E questo è un caso ‘sano’. Se invece prendiamo una mamma anaffettiva,
ansiosa e perfezionista, il figlio penserà non solo che per essere amato deve
essere perfetto, ma che l’ansia di sua mamma è colpa sua: si beccherà in una
volta sola una condanna al perfezionismo ed un senso di colpa grosso come una
casa e da grande continuerà inconsciamente ad obbedire a questo modello,
soffrendo come una bestia.
Come se ne esce?
Primo: bisogna capire che c’è una confusione
linguistico/emotiva: si chiama amore
quello che è invece approvazione. Ne scaturiscono alcune leggi e regole da
imparare a menadito:
- l’approvazione e l’amore sono due cose completamente diverse
- cercare l’approvazione degli altri non ci dà il loro amore, quindi possiamo piantarla lì
- la disapprovazione degli altri non ci butta nell’abbandono
- una persona che ci ama può disapprovarci (e qui bisogna farci una riflessione…pratica)
- una persona che ci odia può approvarci (e qui c’è qualcosa di strano)
Sia ben chiaro, l’approvazione è importante anche da adulti:
ci puoi fare carriera in politica, avere successo come cantante di liscio, farti affidare la
cassa del condominio e scappare in Brasile…ma non è amore. L’approvazione è qualcosa di utile, l’amore è vitale.
L'amore è sempre incondizionato. Tutto il resto è approvazione (Rachel Naomi Remen - qui a sx).
Secondo: dobbiamo renderci conto che stiamo proiettando
sugli altri i nostri genitori (diciamo…quello che abbiamo immagazzinato di
loro) e dobbiamo capire che questa è una grandissima vaccata. Gli altri sono
persone come me, non sono i miei genitori (a meno che uno non sia stato
adottato e incontri casualmente i genitori naturali che lo disapprovano).
Vediamo qualche caratteristica di due persone (tranquilli, nessuno sta totalmente nella colonna 'sano').
Sano
|
Malato
|
|
Chi è
|
Sé stesso
|
Una marea di maschere (ego) che si
adattano a quello che l’esterno – secondo lui – si aspetta
|
Cosa cerca
|
Amore, empatia, compartecipazione,
connessione
|
Approvazione
(pensando di cercare l’amore)
|
Cosa fa
|
Quello che desidera
|
Quello che deve
|
Cosa dà
|
Amore, empatia, compartecipazione,
connessione
|
Una caterva di roba strana, anche
divertente, ma poco amore
|
Cosa prova
|
Gioia
|
Ansia, depressione, solitudine, rabbia,
distanziamento, fobia sociale…andate avanti voi
|
Cosa ottiene
|
Amore
|
Approvazione (a volte)
|
Cosa sente quando fallisce
|
Senso di responsabilità, impara dagli
errori, si scusa, ripara al danno
|
Senso di colpa totale, crolla, si sente
isolato e terrorizzato
|
Da che parte vuoi stare?
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Attacchi di panico
Cos'è un attacco di panico e come si gestisce.
Iniziamo a dire che il panico è un disturbo che complica l'ansia.
Cos'è l'ansia?
L'ansia è una reazione fisica naturale e sana.
Dal punto di vista evolutivo, l'ansia permetteva agli uomini primitivi di non essere sbranati dalle tigri coi denti a sciabola. L'uomo sentiva il ruggito, l'amigdala (cercate su google cos'è) partiva col messaggio di paura, l'uomo scappava e si salvava la pelle. Quindi:
stimolo->reazione neurologica->reazione fisica e comportamentale
Fisicamente, l'ansia provoca produzione di adrenalina e altri ormoni necessari ad una risposta neurologica e fisica di maggiore velocità ed efficienza, per reagire più velocemente o con maggior forza. L'adrenalina aumenta il battito cardiaco, la tensione muscolare, la temperatura, la sudorazione...vi dicono qualcosa questi sintomi...?
L'ansia quindi è naturale, sana, perfettamente utile al nostro corpo, quindi non può danneggiarlo.
Il panico è generato da un circolo vizioso autoindotto e che quindi può essere disinnescato.
Vediamo come funziona.

Tutto parte dalla sensazione di ansia. Poi iniziano i pensieri.
Sto impazzendo, sto avendo un attacco di cuore, sto per svenire, sto per morire.
Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri.
Panico.
Quindi la causa del panico sono i pensieri errati su cos'è l'ansia.
Perché quello che stai provando è solo ansia. Brutta sensazione? Si.
Ma non sto impazzendo, non sto avendo un attacco di cuore, non sto per svenire, non sto per morire.
Paradossalmente il mio corpo sta diventando più forte, veloce, reattivo, perché si prepara a reagire ad un pericolo.
Quindi la prossima volta che arriva l'ansia, ripetetevi questa frase: sto percependo un pericolo, il mio corpo si sta preparando a reagire, quindi le sensazioni fisiche che sento sono tutte perfettamente sane, naturali, ragionevoli.
Fatemi sapere se funziona!!!
Iniziamo a dire che il panico è un disturbo che complica l'ansia.
Cos'è l'ansia?
L'ansia è una reazione fisica naturale e sana.
Dal punto di vista evolutivo, l'ansia permetteva agli uomini primitivi di non essere sbranati dalle tigri coi denti a sciabola. L'uomo sentiva il ruggito, l'amigdala (cercate su google cos'è) partiva col messaggio di paura, l'uomo scappava e si salvava la pelle. Quindi:
stimolo->reazione neurologica->reazione fisica e comportamentale
Fisicamente, l'ansia provoca produzione di adrenalina e altri ormoni necessari ad una risposta neurologica e fisica di maggiore velocità ed efficienza, per reagire più velocemente o con maggior forza. L'adrenalina aumenta il battito cardiaco, la tensione muscolare, la temperatura, la sudorazione...vi dicono qualcosa questi sintomi...?
L'ansia quindi è naturale, sana, perfettamente utile al nostro corpo, quindi non può danneggiarlo.
Il panico è generato da un circolo vizioso autoindotto e che quindi può essere disinnescato.
Vediamo come funziona.

Tutto parte dalla sensazione di ansia. Poi iniziano i pensieri.
Sto impazzendo, sto avendo un attacco di cuore, sto per svenire, sto per morire.
Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri. Aumenta l'ansia. Aumentano i pensieri.
Panico.
Quindi la causa del panico sono i pensieri errati su cos'è l'ansia.
Perché quello che stai provando è solo ansia. Brutta sensazione? Si.
Ma non sto impazzendo, non sto avendo un attacco di cuore, non sto per svenire, non sto per morire.
Paradossalmente il mio corpo sta diventando più forte, veloce, reattivo, perché si prepara a reagire ad un pericolo.
Quindi la prossima volta che arriva l'ansia, ripetetevi questa frase: sto percependo un pericolo, il mio corpo si sta preparando a reagire, quindi le sensazioni fisiche che sento sono tutte perfettamente sane, naturali, ragionevoli.
Fatemi sapere se funziona!!!
lunedì 15 ottobre 2012
Il bambino interiore questo *@?!&%
Dentro di noi c'è un bambino. E' l'immagine che abbiamo costruito di noi stessi da piccoli, attraverso il rapporto con i genitori ma, sopratutto, la mamma. E questa auto immagine è ancora li, nascosta dentro di noi e volenti o nolenti determina inconsciamente tanti pensieri, emozioni e quindi comportamenti.

Quando siamo totalmente identificati con il mio bambino interiore è come se avessimo completamente abbandonato le maschere protettive esterne (ego) e sentiamo in maniera totale, immediata, diretta, il dolore e la mancanza dell'affetto primario, quello che si sente di non aver ricevuto da piccolo.
E da questo vengono fuori tutti i 'sintomi' che colpiscono: evitamenti, fobia sociale, ansia, compiacenza, gelosia, perfezionismo, bisogno di approvazione, paura di stare soli o desiderio di stare solo...ovvero tutti i comportamenti che un bambino mette in atto per ottenere l'amore o per dimostrare che non ne ha bisogno.
Penso non abbia senso concentrarsi su questi sintomi. Non sono questi, da curare.
Non capisco chi dice che per superare la fobia sociale bisogna abituarsi a stare con le persone. Certo è necessario, ma prima si deve capire perché le persone ci fanno paura.
Quando siamo in situazioni ansiogene, sopratutto con altre persone, sentiamo forte la paura del giudizio. La paura viene dal ns bambino interno che ha BISOGNO DELL'APPROVAZIONE degli altri.
E questo causa spesso un comportamento che passa in modo altalenante dal bisogno impellente e devastante di amore, abbracci, coccole, all'estremo opposto, freddo e distanziante e convinto di non aver bisogno di niente. In realtà questa è una vera e propria fuga.
I sintomi dobbiamo si NOTARLI in modo da non porli in essere in modo automatico, ma penso sia necessario ricordarci che, sotto sotto, è questa fame d'amore a dover essere saziata.
Il problema è: da chi può essere saziata? Ovvio che se continuo a cercare negli altri dei sostituti dei genitori (ovvero proietto sugli altri i genitori) continuerò' a star male, xchè la mia felicità dipenderà sempre e solo dagli altri. Dalla loro approvazione, dalla loro presenza, ecc ecc.
E' questo assegnare all'esterno la ns felicità, la fregatura.
Xchè la vera consapevolezza che dobbiamo raggiungere è che SIAMO ADULTI. I genitori NON CI SONO PIU'. NON CI SERVONO PIU'.
Il mio bambino interno è spaventato. Allora cosa fa? Proietta sugli altri le figure GENITORIALI. Quindi assegna a TUTTI il compito di accudirlo, proteggerlo, amarlo. E questo crea:
1 - una paura fottuta di deludere gli altri, xchè se li deludo il bambino crede che siano stati i genitori a mollarlo, e non una persona qualsiasi. Quindi un passo è capire che gli altri non sono i miei genitori, e se uno mi manda a ca*are, è stato solo lui, e non mio papa'.
2 - Una fuga dagli altri a causa del punto 1
3 - una dipendenza dagli altri a causa del punto 1
Passo importante è ragionare sul rapporto con ME STESSO, con la parte spaventata, costruendo una personalità più adulta, responsabile, che sappia proteggere il bambino interno; una figura che, possibilmente, abbia i lati positivi (amorevolezza, comprensione, accettazione, stimolo...) di un genitore e non quelli negativi (giudizio, accusa, ricatto, abbandono). In questo modo potremo vedere e vivere gli altri x quello che sono nella REALTA' e non come sostituti dei genitori, e liberarci da paure e dipendenze.
Allora dobbiamo rassicurare il bambino che quell'approvazione che cerca NON GLI SERVE PIU', è al sicuro, non esiste più la paura dell'abbandono.
I rifiuti, i giudizi, riguardano l'adulto, che se li becca...fanno male? si, ma in modo REALE, non in modo INFANTILE.
Io penso che si deve andare su due strade:
1 - realizzare che, da un punto di vista di realtà, i rifiuti degli altri sono molti meno di quelli che ci aspettiamo. Ma questa è solo una soluzione per avere meno paura, non è la cura.
2 - realizzare che non siamo noi adulti a temere i rifiuti, ma la nostra parte infantile. Se noi veniamo rifiutati, se sbagliamo, se siamo soli... NON CI SUCCEDE NIENTE!!!!! MA PROPRIO NIENTE!!! O meglio succedono delle cose reali, che possono essere anche tristi, ma di sicuro non succede quello che teme il bambino interno, ovvero l'abbandono che porta alla morte.
Ma oggi non è così. Siamo adulti, siamo in grado di sopportare giudizi e rifiuti dagli altri xchè NON C'E' IL PERICOLO DI MORIRE ABBANDONATI.
E la figata è che questo ci fa indipendenti e liberi, indipendenti dall'esterno e liberi all'interno. E per andare in questa situazione, il bello è che non dobbiamo 'fare' qualcosa, ma solo 'togliere'. Togliere la falsa, errata, dolorosa sensazione di essere ancora un bambino in pericolo e terrorizzato. Ma questo paradossalmente fa paura, perché dobbiamo abbandonare comportamenti noti e rassicuranti ancorché dannosi e dolorosi. Uscire da una gabbia e iniziare a volare. Dapprima a tentoni ma a poco a poco sempre più' coscienti della bellezza della libertà.

Quando siamo totalmente identificati con il mio bambino interiore è come se avessimo completamente abbandonato le maschere protettive esterne (ego) e sentiamo in maniera totale, immediata, diretta, il dolore e la mancanza dell'affetto primario, quello che si sente di non aver ricevuto da piccolo.
E da questo vengono fuori tutti i 'sintomi' che colpiscono: evitamenti, fobia sociale, ansia, compiacenza, gelosia, perfezionismo, bisogno di approvazione, paura di stare soli o desiderio di stare solo...ovvero tutti i comportamenti che un bambino mette in atto per ottenere l'amore o per dimostrare che non ne ha bisogno.
Penso non abbia senso concentrarsi su questi sintomi. Non sono questi, da curare.
Non capisco chi dice che per superare la fobia sociale bisogna abituarsi a stare con le persone. Certo è necessario, ma prima si deve capire perché le persone ci fanno paura.
Quando siamo in situazioni ansiogene, sopratutto con altre persone, sentiamo forte la paura del giudizio. La paura viene dal ns bambino interno che ha BISOGNO DELL'APPROVAZIONE degli altri.
E questo causa spesso un comportamento che passa in modo altalenante dal bisogno impellente e devastante di amore, abbracci, coccole, all'estremo opposto, freddo e distanziante e convinto di non aver bisogno di niente. In realtà questa è una vera e propria fuga.
I sintomi dobbiamo si NOTARLI in modo da non porli in essere in modo automatico, ma penso sia necessario ricordarci che, sotto sotto, è questa fame d'amore a dover essere saziata.
Il problema è: da chi può essere saziata? Ovvio che se continuo a cercare negli altri dei sostituti dei genitori (ovvero proietto sugli altri i genitori) continuerò' a star male, xchè la mia felicità dipenderà sempre e solo dagli altri. Dalla loro approvazione, dalla loro presenza, ecc ecc.
E' questo assegnare all'esterno la ns felicità, la fregatura.
Xchè la vera consapevolezza che dobbiamo raggiungere è che SIAMO ADULTI. I genitori NON CI SONO PIU'. NON CI SERVONO PIU'.
Se ne esce capendo che questo bisogno non è relativo all'OGGI, ma alla nostra infanzia. Da piccoli abbiamo immagazzinato questo pensiero:
SE LA MAMMA NON MI AMA SARO' ABBANDONATO E MORIRO'.
Ne segue un TERRORE ASSOLUTO. Un bambino è totalmente indifeso - e lo sa a livello biologico - e dipende totalmente dai genitori. Quindi o viene amato totalmente e incondizionatamente (sfido a trovare qualcuno così) oppure adotterà delle strategie per ottenere l'amore o per desensibilizzarsi del bisogno così pauroso d'amore.
Il mio bambino interno è spaventato. Allora cosa fa? Proietta sugli altri le figure GENITORIALI. Quindi assegna a TUTTI il compito di accudirlo, proteggerlo, amarlo. E questo crea:
1 - una paura fottuta di deludere gli altri, xchè se li deludo il bambino crede che siano stati i genitori a mollarlo, e non una persona qualsiasi. Quindi un passo è capire che gli altri non sono i miei genitori, e se uno mi manda a ca*are, è stato solo lui, e non mio papa'.
2 - Una fuga dagli altri a causa del punto 1
3 - una dipendenza dagli altri a causa del punto 1
Passo importante è ragionare sul rapporto con ME STESSO, con la parte spaventata, costruendo una personalità più adulta, responsabile, che sappia proteggere il bambino interno; una figura che, possibilmente, abbia i lati positivi (amorevolezza, comprensione, accettazione, stimolo...) di un genitore e non quelli negativi (giudizio, accusa, ricatto, abbandono). In questo modo potremo vedere e vivere gli altri x quello che sono nella REALTA' e non come sostituti dei genitori, e liberarci da paure e dipendenze.
Allora dobbiamo rassicurare il bambino che quell'approvazione che cerca NON GLI SERVE PIU', è al sicuro, non esiste più la paura dell'abbandono.
I rifiuti, i giudizi, riguardano l'adulto, che se li becca...fanno male? si, ma in modo REALE, non in modo INFANTILE.
Io penso che si deve andare su due strade:
1 - realizzare che, da un punto di vista di realtà, i rifiuti degli altri sono molti meno di quelli che ci aspettiamo. Ma questa è solo una soluzione per avere meno paura, non è la cura.
2 - realizzare che non siamo noi adulti a temere i rifiuti, ma la nostra parte infantile. Se noi veniamo rifiutati, se sbagliamo, se siamo soli... NON CI SUCCEDE NIENTE!!!!! MA PROPRIO NIENTE!!! O meglio succedono delle cose reali, che possono essere anche tristi, ma di sicuro non succede quello che teme il bambino interno, ovvero l'abbandono che porta alla morte.
Ma oggi non è così. Siamo adulti, siamo in grado di sopportare giudizi e rifiuti dagli altri xchè NON C'E' IL PERICOLO DI MORIRE ABBANDONATI.
E la figata è che questo ci fa indipendenti e liberi, indipendenti dall'esterno e liberi all'interno. E per andare in questa situazione, il bello è che non dobbiamo 'fare' qualcosa, ma solo 'togliere'. Togliere la falsa, errata, dolorosa sensazione di essere ancora un bambino in pericolo e terrorizzato. Ma questo paradossalmente fa paura, perché dobbiamo abbandonare comportamenti noti e rassicuranti ancorché dannosi e dolorosi. Uscire da una gabbia e iniziare a volare. Dapprima a tentoni ma a poco a poco sempre più' coscienti della bellezza della libertà.
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