La definizione comunemente accettata di permaloso è “persona che si risente per cose futili o che sospetta cattiveria dietro ogni gesto o parola”. La mia invece – personalissima – è: “persona che si vuole male”. Vediamo perché.
Iniziamo col dire che il permaloso non è permaloso su tutto: ognuno ha le sue ‘aree minate’, chi la religione, chi l’aspetto fisico, chi ancora la capacità di muovere le orecchie una per volta. Il problema per chi incontra il permaloso è che, comunque, queste aree sono praticamente impossibili da prevedere. E quindi stabiliamo subito una regola:
- Chi interagisce con un permaloso prima o poi lo offende.
Sicuramente. Non c’è scampo. Prima o poi entrerete in una delle sue zone tabù e lui si offenderà.
Ma siamo sicuri che sia giusto affermare che io offendo un’altra persona?
Cerchiamo di capirci: se io insulto una persona e questa ci rimane male, questo ha un senso; se di nascosto faccio mangiare la porchetta ad un ebreo ortodosso, questo fa bene a mandarmi al diavolo (o dove comunque vanno gli ebrei peccatori): ma se a me non piacciono le sue orecchie e l’altro sviene dal dolore direi che c’è una sproporzione tra causa ed effetto. Veniamo quindi alla seconda regola:
- Il permaloso ‘si’ offende.
Quindi non è A che offende B, ma B che offende B. La prima dimostrazione di questa legge è che se dico la stessa cosa a due persone (per esempio: “la tua bici è vecchia”) è facilissimo che una si offende l’altra no. Perché? Perché è diverso il terreno su cui la mia osservazione è andata a piantarsi ed è quindi diversa l’emozione che nasce.
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Perché il vero problema non è la bici. Non sono le orecchie mobili. È il permaloso a pensare che sia quello il problema e ha anche un ottimo motivo per farlo: perché concentrandosi sulle orecchie quello che dice a sé stesso è “siccome le mie orecchie mobili sono fantastiche, io sono fantastico”. Così si tranquillizza e può permettersi di non pensare ad una verità molto più dolorosa e profonda, ancorata ad un vissuto infantile: ovvero la convinzione inconscia di non avere valore. Bassa autostima. Complesso di inferiorità. Scarsa fiducia in sé. Chiamatela come volete (sempre “colpa” del genitori, tranquilli). Regola tre:
- La permalosità nasconde una bassa autostima
Per non entrare in contatto con questo terrore profondo il permaloso trasferisce ad una sua qualità esterna la convalida di sé. Ma arrivate voi, lui muove le orecchie, voi neanche ve ne accorgete e iniziate a parlare dell’ultimo film di De Niro. E parte il Krakatoa.
Perché?
Perché distruggendogli le orecchie voi gli state distruggendo la linea Maginot, il vallo di Adriano, la grande muraglia cinese, l’ultima diga difensiva al di là della quale è costretto ad entrare in contatto con il suo vero sé, che non si stima e non si vuole bene. Ed è un contatto che fa tanto, troppo male; e allora, pur di non provare questo dolore, il permaloso adotta la strategia più efficiente: sceglie di dare la colpa a voi. Siete voi ad essere cattivi ed insensibili, le sue orecchie sono meravigliose. Lui è meraviglioso.
Ma se sono permaloso, come ne esco?
Prima di tutto potreste evitare di fare danni, a voi stessi e agli altri. Trattenete, anche se a fatica, le espressioni più fisiche ed evidenti della permalosità. Non sputate in faccia al vostro collega che non gradisce la vostra cravatta. Evitate di insultare vostro cugino che non ha mangiato il vostro tiramisù. Già questo verrà apprezzato dagli altri e voi eviterete di sentirvi in colpa dopo.
E poi, ogni volta che vi sentite offesi da qualcuno, gioite! Cantate alleluia! È una grande occasione! Approfittate della vostra permalosità. Se avvertite quella particolare scintilla nella pancia, quel crescente brontolio che preannuncia l’esplosione…fermatevi. Notate e date un nome a quello che vi sta succedendo. Scusatevi con l’interlocutore, andate a farvi una passeggiata e chiedetevi: “quale mia parte debole e fragile è stata colpita da questa osservazione? Da dove viene questa parte debole?”. Poi andate a sdraiarvi sul lettino di un analista.
Se invece il vostro interlocutore (si, quello che vi ha offeso...ahi ahi...si dice 'quello da cui io mi son sentito offeso...) è disponibile, invece di fare da soli potreste parlare con lui di quello che sentite. Avrete delle sorprese incredibili (di solito positive).
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